Catalogare in archivio

Il pregevole lavoro di Flavia Bruni approfondisce questioni metodologiche ed individua soluzioni catalografiche miranti al più appropriato trattamento di materiale a stampa antico che, pur facendo parte di un archivio, viene ritenuto meno significativo ai fini di una sua descrizione codicologica e paleografica, dal momento che è un prodotto seriale come conseguenza della tecnologia – il torchio tipografico – con cui è stato prodotto. La presenza di tale documentazione negli archivi non è punto trascurabile e l’Archivio generale dell’Ordine dei Servi di Maria, del quale l’Autrice cataloga le edizioni del XVI secolo, si presenta come una situazione esemplare che rende l’occasione della sua descrizione quanto mai opportuna e ricca di indicazioni metodologiche, che dovrebbero essere condivise in progetti condotti in contesti analoghi. La difficoltà di far convivere in un medesimo catalogo documentazione tradizionalmente afferente a diversi ambiti disciplinari, e pertanto sottoposta a trattamenti differenti secondo le tradizioni consolidate nel tempo, è questione che emerge ogni volta che un bene si presenti ‘ibrido’ e la componente ritenuta a torto minoritaria venga descritta in modalità assai sommaria, quando non venga addirittura ignorata. Accade, ad esempio, per gli apparati illustrativi del libro antico, in particolare nel caso di opere ritenute minori, nelle quali l’interesse prevalente dello studioso si riversa sui contenuti testuali2 . E la scarsa attenzione si è estesa fino a pochi decenni orsono anche agli aspetti materiali e merceologici del libro antico, con il risultato che interventi di tutela e restauro hanno privilegiato la conservazione del testo a discapito di parti considerate in qualche modo accessorie, come carte di guardia e legature, ed hanno condotto a ritenere il libro comunque salvo, anche in mancanza di tavole o illustrazioni. Un approccio che prenda in considerazione paritariamente e metta in relazione le componenti testuali, artistiche, editoriali e storiche è fondamentale per collocare l’opera nel contesto storicoculturale di diffusione della conoscenza e del gusto. La medesima osservazione potrebbe essere mossa ad altre tipologie di ‘contaminazione’, condizionate nella scelta delle pratiche di descrizione da quelle poste in atto, per così dire, di default dall’istituto di conservazione. Un caso solo apparentemente diverso è quello di un libro che si trova all’interno di una serie archivistica, conservato tra le carte come documento o come allegato. È quel libro che, in virtù della sua singolare storia, ha acquisito, per così dire una duplice natura: oltre all’originaria valenza di veicolo di testo, con cui era stato concepito e prodotto, quel determinato esemplare ha assunto una specifica connotazione documentaria derivante dal vincolo archivistico che lo collega agli elementi della serie di cui è parte. Quel volume ha dunque una doppia natura, bibliografica e documentaria; è nello stesso tempo un libro e un documento: materiale di biblioteca, ma anche materiale d’archivio. Una duplice natura che non sempre viene adeguatamente valorizzata e che talvolta è addirittura ignorata3 . Andreina Rita espone le problematiche poste dai libri provenienti dall’archivio del Sant’Uffizio e della Congregazione dell’Indice pervenuti alla Biblioteca Vaticana. Ancora quando si trovava nell’Archivio del Sant’Uffizio il materiale librario era stato estratto, forse a fini di conservazione, dall’incartamento processuale per costituire quella che veniva definita la libraria segreta, per distinguerla dalla libraria comune. La descrizione di questi libri dovrebbe considerare e, specifica Rita, valorizzare questo loro duplice status, rispettando gli standard descrittivi e le peculiarità di ciascuna natura – bibliografica ed archivistica – del materiale, integrando i dati complementari in un’ottica di condivisione e di completezza delle informazioni, a beneficio degli studiosi e della ricerca. I sistemi informatici consentono oggi, facilmente, di integrare i dati, che in precedenza avrebbero richiesto due distinte descrizioni: una archivistica all’interno della serie, l’altra bibliografica nel catalogo degli stampati o dei manoscritti. Un collegamento reciproco andrà stipulato tra le due descrizioni e gli elementi non attinenti allo specifico contesto andranno spiegati e motivati, così come, eventualmente, le modalità di consultazione. La collocazione potrebbe essere l’elemento unificante delle due descrizioni, esprimendo da un lato la localizzazione fisica all’interno della raccolta libraria e dall’altro lato ciò che collega il documento descritto con gli altri costituenti la serie.