La Scuola di Scienze politiche “Cesare Alfieri” (1875-2025)

Dal 1875, il pensiero che trasforma. Questo è il payoff, come tecnicamente è denominata la breve frase con cui si definisce l’identità di un’azienda o – come nel nostro caso – di un’istituzione, creato da alcuni nostri studenti per celebrare i 150 anni della Scuola di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”. Ci fa particolarmente piacere iniziare questo saluto partendo dagli studenti, perché è a loro che 150 anni fa pensava Carlo Alfieri di Sostegno quando istituì il “Cesare Alfieri”, come volle chiamarlo per onorare il padre, convinto dell’urgenza di creare un’istituzione di alta formazione in grado di «educare la mente e la volontà dei cittadini», affinché si sviluppassero fra le giovani generazioni personalità che avessero piena coscienza dei propri diritti e dei propri doveri. E ci fa ancora più piacere che i nostri studenti abbiano sottolineato il carattere inevitabilmente dinamico di ogni progetto formativo, che attraverso la conoscenza mira a saper vedere oltre. Come ricorda l’antropologo indiano Arjun Appadurai, l’immaginazione è una palestra per l’azione. Riusciamo a realizzare soltanto ciò che riusciamo a immaginare. E la nostra immaginazione è alimentata dalla forza trasformatrice della conoscenza. Per questo motivo, il volume che avete fra le mani non vuole soltanto onorare il lungo e nobile passato del “Cesare Alfieri”, ma anche sottolineare come una migliore conoscenza della nostra storia sia indispensabile per trovare lo slancio verso nuove mete. Perché un’istituzione universitaria è un corpo in continuo movimento, in cui le diverse generazioni di docenti e di studenti si passano il testimone attraverso i progetti di ricerca e i contenuti degli insegnamenti, che dalle prime scaturiscono. È pertanto necessario che chi tutti gli anni intraprende il nostro percorso di conoscenza sappia attraverso quali strade, quali ambizioni, quali difficoltà e quanto impegno l’istituzione “Cesare Alfieri” è riuscita – e riesce – ad assicurare alle proprie studentesse e ai propri studenti quel ‘pensiero che trasforma’ da cui sono partito. Non a caso, se si sfogliano le pagine dei vari capitoli che compongono il volume si resta stupiti di come nel corso del tempo, sebbene siano inevitabilmente cambiati gli ordinamenti, i principi organizzativi, le discipline insegnate e la composizione dei piani di studio, sia rimasta intatta quella tensione al futuro che rappresenta al posto di resta la principale cifra distintiva del “Cesare Alfieri”. Tensione al futuro riscontrabile nell’impegno con il quale nelle varie epoche storiche – e, ovviamente, tenendo presente il clima politico e culturale vigente – la nostra istituzione ha sempre cercato di trovare formule e percorsi innovativi nel definire i saperi per offrirli – in modo tanto organico quanto originale – alle proprie allieve e ai propri allievi. Così si spiegano i tanti insegnamenti che sono nati al “Cesare Alfieri”. Per limitarsi a citare soltanto i casi più noti, è nata qui la prima cattedra in Italia di Storia contemporanea di Giovanni Spadolini, così come la prima cattedra di Scienza della politica di Giovanni Sartori. Dalle pagine di questo libro emerge chiaramente anche un’altra caratteristica del “Cesare Alfieri”: essere una comunità in cui facilmente ci si riconosce. Come opportunamente sottolinea Fulvio Conti nella sua introduzione, la nostra istituzione è l’unica fra le Università pubbliche italiane ad avere un nome: Cesare Alfieri. Questa peculiarità ha favorito che si sviluppasse un maggiore e migliore senso d’appartenenza fra quanti nei vari decenni l’hanno frequentato. Si resta ‘alfierini’ anche quando il percorso di studi è terminato da tempo. Lo testimonia l’esistenza di un’associazione Alumni che quindici anni fa ha deciso di rinverdire l’impegno e la testimonianza di un’analoga istituzione pensata circa un secolo fa; come ricorda – e anche per questo la ringraziamo – la rettrice Alessandra Petrucci nei saluti che precedono i miei. Il senso d’appartenenza è il miglior modo per far dialogare gli allievi di differenti generazioni, in modo che la consapevolezza dei più anziani funzioni come guida per i nuovi arrivati, in un circolo virtuoso grazie al quale il trasferimento delle conoscenze non avviene soltanto nelle aule, attraverso i vari insegnamenti, ma si giova anche dell’esperienza di quanti quelle conoscenze le hanno poi utilizzate per i tanti percorsi professionali intrapresi. Eh sì, perché se c’è un’altra caratteristica propria di chi studia Scienze politiche è la composizione di un bagaglio di conoscenze che definiscono un sapere articolato, frutto dell’interazione fra varie discipline, affinché qualsiasi evento o fenomeno sociale possa essere analizzato secondo prospettive storiche, economiche, giuridiche, politologiche, sociologiche, così da meglio contestualizzarlo all’interno dell’ambiente sociale. Proprio per questo motivo i nostri laureati hanno poi incontrato destini professionali molto variegati, riuscendo a distinguersi in campi lavorativi molto eterogenei. Ancora una volta confermando l’intenzione di Carlo Alfieri di Sostegno, che auspicava studentesse e studenti in grado di farsi valere nei vari campi della vita pubblica.