Tredici trucchi per fare un’architettura migliore

Per rispondere in modo adeguato a un gruppo di giovani professori dell’etsam (Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Madrid) che mi hanno chiesto di scrivere sui meccanismi pedagogici per migliorare l’insegnamento della progettazione, ambito nel quale fanno ricerca, ho dato loro dei testi che stavo preparando per pubblicarli in seguito in un libro. Ora affronto il compito con grande interesse. Alcuni di questi testi, in forma più sintetica, erano già apparsi nella sezione “Meccanismi” contenuta nel mio libro Varia Architectonica pubblicato nel 2016. Avevo deciso di smettere di scrivere per un po’, come riporta scritto un foglio che ho sulla mia scrivania, accanto al computer. Su quel foglio c’è scritto: taci e ascolta. Anche se stare in silenzio, smettere di parlare, non significa smettere di scrivere. Alcuni amici mi hanno detto che ho scritto di più di El Tostado. El Tostado è una scultura nella Cattedrale di Avila, ubicata dietro l’altar maggiore, che rappresenta D. Alonso Fernandez de Madrigal. La sua inclinazione a scrivere non è cambiata negli oltre cinque secoli trascorsi da quando Vasco de Zarza l’ha scolpita nell’alabastro, e gli ingegnosi spagnoli hanno consacrato il detto “escribir más que el Tostado” (scrivere di più del Tostado), che è il modo in cui veniva chiamato il buon D. Alonso. E pensando che possa essere utile per gli insegnanti più giovani, e anche per gli studenti, oso ora rendere pubblico questo libricino dal titolo cacofonico di Tredici trucchi per fare un’architettura migliore, più precisa e più bella. I tredici trucchi, o meccanismi, sono quelli a cui sono ricorso molte volte nei miei lavori e che ho cercato di trasmettere ai miei studenti nel corso di oltre quarant’anni di insegnamento della progettazione all’etsam e in molte altre scuole di architettura del mondo Fin dal primo capitolo ho voluto distinguere chiaramente tra idee e meccanismi. In un lavoro è importante avere un’idea di quello che si vuole costruire, per questa ragione ho intitolato il mio primo libro L’idea costruita, scritto più di 20 anni fa. I trucchi di cui parlo qui sono meccanismi per rendere visibili queste idee. Ci sono buoni architetti, con buone idee, ma che non sono in grado di costruirle. E ci sono altri architetti, abili, che, senza avere idee particolarmente buone, riempiono le loro opere di meccanismi ingegnosi in grado di stupire molti ma di non convincere alcuni, pochi, di noi. Vorrei che gli architetti più giovani, e i miei studenti, sapessero come trovare il proprio posto in quanto architetti costruendo idee capaci di durare nel tempo. I diversi capitoli del libro sviluppano temi che a volte sembrano talmente logici da sembrare ovvi. Come ho scritto nell’introduzione di Palinsesto architettonico: «Più di una volta, alcuni amici hanno notato come usassi nei miei scritti gli stessi temi o parte di questi ultimi in maniera ripetitiva. E, sebbene in parte abbiano ragione, ritengo sia schizofrenico il non ripetere qualcosa, soprattutto quando si scrive molto. D’altra parte, quando ripeto qualche tema è perché credo nella sua importanza o perché si tratta di qualcosa di utile per ciò che sto scrivendo di nuovo».