L’università su misura

Il libro che il lettore si appresta a leggere – ci auguriamo con profitto – nasce grazie alla partecipazione degli autori ad un progetto europeo Erasmus iniziato nel 2021 e conclusosi nel 2024. Ne facevano parte sette partner: tre europei, tra cui il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Firenze, e quattro università del Sud-Est asiatico in qualità di beneficiari, due della Tailandia e due del Laos. Il risultato finale è stato la costituzione in ciascuna università asiatica di un centro di ricerca in grado di trovare finanziatori interessati a commissionare ricerche nell’ambito delle scienze sociali e delle tecnologie informatiche. Quanto a noi, nella prima fase abbiamo svolto una serie di attività volte a mettere in luce le caratteristiche organizzative di ciascuna università oggetto dell’intervento. Così, per prima cosa abbiamo svolto delle interviste a testimoni privilegiati appartenenti a ciascuna università, da coloro che occupavano funzioni direttive come rettori e prorettori, presidi di facoltà e di dipartimento, ai ricercatori e docenti, fino al personale amministrativo. In una seconda fase abbiamo redatto un protocollo di ricerca sul quale ci siamo confrontati con i partner del progetto, prestando particolare attenzione ai nostri interlocutori asiatici, coloro che nella fase successiva avrebbero effettivamente svolto la ricerca. Il protocollo di ricerca ha preso in esame una varietà di aspetti allo scopo di ottenere un quadro d’insieme delle caratteristiche di ciascuna università. Nel dettaglio, abbiamo raccolto informazioni del tipo: numero di componenti interni suddivisi per funzioni e ruoli, numero di studenti iscritti e tipo di facoltà, dipartimenti e centri di ricerca esistenti, il carico di lavoro attribuito a ciascun docente, il grado di autonomia organizzativa attribuito a ciascuna università nell’ambito delle relazioni che queste istituzioni intrattengono con il governo e il ministero competente a livello nazionale; i criteri seguiti per il reclutamento e la carriera accademica, il numero di pubblicazioni prodotte da ciascuna università in un certo periodo di tempo, l’ammontare di finanziamenti pubblici destinati alle università e i criteri di ripartizione di questi ultimi in base alla propria regolazione nazionale. La redazione del protocollo di ricerca, ancor più che l’elaborazione del successivo rapporto di ricerca, ha fornito lo stimolo determinante per giungere alla stesura di questo volume. La necessità di riflettere sui sistemi universitari di paesi che per cultura e storia appaiono lontani dai noi, ci ha indotto a intraprendere un’indagine sulle «nostre» università, partendo da una prospettiva e da un’esperienza éloigné – indirettamente debitrice della riflessione metodologica di Claude Lévi-Strauss nella sua opera Le regard éloigné del 1983 – che per noi ha significato prima di tutto distanziarci dalla nostra conoscenza spontanea e abituale dei luoghi, delle istituzioni e dei meccanismi in cui svolgiamo il nostro lavoro quotidiano, quello dell’università italiana inserita nello Spazio europeo dell’istruzione superiore; senza dimenticare le nostre valutazioni e opinioni, più o meno sistematicamente elaborate, ad essa legate, ma soprattutto facendo tesoro di categorie concettuali, esperienze e riflessioni maturate durante gli anni di svolgimento del progetto europeo riferito alle università del Sud-Est asiatico. Perciò, oltre alle preziose e proficue relazioni intrattenute con i nostri partner, ai finanziamenti ricevuti dal progetto – aspetto non secondario come può immediatamente cogliere chiunque lavori nell’università italiana – il beneficio maggiore che ne abbiamo tratto è stato intraprendere un percorso di ricerca sull’università, sul nostro luogo di lavoro dove ciascuno di noi trascorre e spende una parte significativa del proprio tempo e delle proprie energie. Studiare l’università per chi vi lavora non è la stessa cosa che volgere lo sguardo verso un qualsiasi altro tema di ricerca. Vicinanza e lontananza, familiarità ed estraneità debbono essere attitudini entrambe da preservare nello svolgimento di una ricerca. L’una e l’altra permettono, allo stesso tempo, sia di stabilire una relazione empatica con il proprio oggetto di ricerca che di preservare la necessaria distanza critica per «valutarlo». Nonostante le difficoltà derivanti dal fatto che il luogo di lavoro nel quale siamo coinvolti costituisca il tema di ricerca, abbiamo cercato, sine ira et studio, di ricostruire i processi e le tendenze di fondo che hanno improntato i cambiamenti avvenuti nelle università dei paesi esaminati nel volume. Nel contesto europeo, la scelta di includere l’Inghilterra nel novero dei «casi studio» da prendere in esame è stata in un certo senso obbligata, in ragione del fatto che il paese ha storicamente rappresentato un unicum per tradizione e cultura autonomistica risalente a secoli addietro. Per motivi esattamente opposti, la Francia è stata scelta come il modello storicamente più definito e coerente di una concezione centralista dell’università. Perché abbiamo scelto l’Italia non è necessario dire. Infine, la Spagna è stata inclusa perché, entro due modelli storicamente contrapposti quali quello inglese e quello francese, rivolgere lo sguardo al paese iberico ci ha permesso di cogliere, pur entro un numero ristretto di casi studio, una certa varietà. Come il lettore potrà rendersi conto di persona, la Spagna costituisce una variazione istituzionale e organizzativa, via poteri peculiari attribuiti alle comunità autonome, rispetto ai due principali modelli di riferimento in ambito europeo, quello autonomistico di matrice anglosassone e quello continentale-centralista di origine francese.