«Considerato la pestifera voragine et pessimo verme dell’usura»

Un aspetto interessante dei Monti di Pietà è che di questi istituti riusciamo a sapere quando sono stati fondati, da chi e perché e quando e come hanno cominciato a funzionare: disponiamo infatti dei primi Statuti di molti Monti ed è forse per questo che si tende a privilegiare lo studio del periodo delle origini. I Monti sono entrati a far parte del panorama delle istituzioni creditizie cittadine, ma con un carattere del tutto peculiare, nella seconda metà del XV secolo. Di questa innovativa istituzione, che molto deriva dal modo di funzionare dei banchi privati di prestito su pegno ma molto anche innova, si possono approfondire gli aspetti teorici ma anche le concrete forme di operatività. La si può studiare seguendo il filo delle vicende di un unico Monte o ricostruendo la progettualità ma anche le modalità operative di alcuni Monti fra loro confrontabili. Si possono studiare tutti i Monti che debbono la loro nascita allo stesso Minore Osservante (molti Monti prendono avvio dopo la predicazione di un francescano dell’Osservanza) o gli istituti sorti in un’area contigua. Insomma ci si può accostare a questi istituti creditizi e al tempo stesso assistenziali a partire da tagli e con progetti assai diversi fra loro. Si possono fare i conti con la storiografia che si è dedicata al tema in maniera approfondita o limitarsi a pochi cenni ad essa. Il Centro di studi sui Monti di Pietà e sul Credito Solidaristico attivo presso la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna da oltre venti anni è interessato a tutte queste ricostruzioni: le promuove, le valorizza, ne discute. È per questo che, come membro di questo Centro, sono ben lieta di introdurre il lavoro di Paola Pinelli che intende confrontare più Monti e seguirne le vicende nel corso di molti lustri: ciò aumenta notevolmente la possibilità di capire come funzionavano le cose, che margini di singolarità aveva ogni istituto, se l’evoluzione è stata analoga in città di diverse dimensioni e reggimenti, insomma se esiste o meno una sorta di modello applicato in più contesti ed eventualmente con quali e quante varianti. Gli Statuti delle origini prevedevano la possibilità di modificare le regole per adattarle a nuovi bisogni: si tratta di verificare come sono andate effettivamente le cose. Paola Pinelli, storica dell’economia, segue da anni questo tema: conosce i termini delle discussioni in materia e soprattutto è una provetta ricercatrice di documenti archivistici utili a migliorare e approfondire le conoscenze del concreto modus operandi. Per questo abbiamo accolto con grande favore la proposta di contribuire alla pubblicazione e soprattutto abbiamo volentieri discusso con lei contenuti e risultati. Personalmente sono stata sempre assai interessata all’apporto che poteva dare Pinelli grazie alle sue competenze in campo economico per cercare di capire come il Monte si è inserito in maniera razionale ed efficace nel mercato cittadino del credito. La grande innovazione è stata quella di fare del piccolo prestito una forma di welfare cittadino. In più occasioni si è riflettuto su come sia nata questa idea, quali siano stati gli antecedenti e sul ruolo dei Minori Osservanti, delle autorità cittadine e di chi ha creduto nel progetto contribuendo a finanziarlo nel nome della Pietà: magnifica l’immagine della copertina che vede Cristo in Pietà fuoriuscire da un sepolcro fatto da una montagna di monete, una rappresentazione altamente simbolica dai molteplici significati. La rilevanza dell’intuizione ha dato luogo a una sorta di mito delle origini molto enfatizzate e abbastanza studiate, ma poi, passati i primi decenni, che piega hanno preso le cose? Come funzionavano concretamente questi istituti? Come si registravano le operazioni? Hanno mantenuto fede ai progetti e ai limiti dei tempi delle origini? La tipologia dei clienti è cambiata con il trascorrere dei decenni? Di che qualità e valore erano i pegni consegnati? Su ognuno di questi aspetti il nostro Centro di studi ha lanciato ricerche (puntualmente citate da Pinelli così come i principali riferimenti storiografici, tanto da consentirmi di ometterli in queste pagine introduttive) che hanno portato a numerose pubblicazioni nelle quali si sono confrontati, per esemplificare, i libri contabili dei banchi privati con quelli dei Monti (gli uni e gli altri assai rari per il Medioevo e la prima Età moderna) o i pegni implicati nelle operazioni. Ciò a partire dall’assunto che il confronto è una condizione ineludibile per approfondire la conoscenza di ogni fenomeno. Al centro di questo libro si colloca appunto il confronto di diversi istituti toscani: i Monti di Arezzo, di Firenze, di Pistoia e di Prato, tutti ricchi di documentazione soprattutto contabile. C’era da aspettarsi da ciò un apporto significativo sulla gestione e sul governo della povertà urbana stante anche l’elevato numero di fondazioni in Toscana (inferiore tuttavia ai dati relativi a Lazio e Marche) dal 1462 al 1515: 14 Monti. Il confronto fra quattro Monti di diversa grandezza attivi in città di diversa dimensione ed importanza, combinato con lo scavo archivistico realizzato da Paola Pinelli consentono di entrare nel vivo dell’attività di questi istituti e di mettere in luce momenti e aspetti della vita economico sociale diversi da quelli attesi e non sempre in linea con le indicazioni statutarie. A Prato, ad esempio, la scoperta di alcuni ‘quadernetti’ ha messo in luce pratiche che contravvenivano le regole ma utili a risolvere la necessità del Monte di disporre di moneta spicciola. Per una finalità virtuosa il Monte derogò infatti svolgendo attività di cambio manuale. Sempre le ricerche archivistiche hanno messo in luce come il panorama creditizio, quello nel quale si va ad inserire il Monte, fosse assai popolato di agenti: in città si prestava ad ogni livello (p. 60) e ad interesse con buona pace della teoresi che raccomandava la gratuità della benché minima anticipazione di denaro. Un qualsiasi sarto pratese concesse 312 prestiti fra il 1381 e i 1392 con un interesse che andava dal 20 al 44%. Ciò a riprova del fatto che molti concedevano credito ma pochi, pur lavorando, riuscivano a ricavare sollievo da queste anticipazioni per l’elevato tasso di interesse richiesto: è a costoro che il Monte rivolgerà i suoi servizi inserendosi nel mercato locale della moneta piccola ma operando in maniera innovativa.