Con questo volume di Ilaria Muoio si inaugura una collana di studi il cui obiettivo è rinnovare, anzitutto dal punto di vista metodologico, il quadro delle ricerche intorno a un genere centrale della modernità letteraria come la novella. Un genere molto studiato, certo, ma per lo più limitatamente alle singole raccolte, alle relazioni tra microtesto e macrotesto all’interno della forma-libro, oppure come momento preparatorio alla elaborazione di una poetica che, secondo la prospettiva critica sinora dominante, avrebbe raggiunto la piena realizzazione in generi “maggiori” come il romanzo (nel caso di Verga o di Tozzi) o il dramma (in quello di Pirandello). Ciò che invece manca, ad oggi, è un’approfondita riflessione teorica, e conseguentemente una dettagliata ricostruzione storica, intorno alla novella come genere pienamente integrato, anzitutto, nel sistema dell’editoria periodica otto-novecentesca: la regola generale osservata da tutti gli autori del periodo preso in esame, infatti, è che il libro di novelle sia solo l’esito finale di un processo che ha il suo inizio tra le pagine del quotidiano, del quindicinale o del mensile di largo consumo e rivolto essenzialmente a un pubblico non specialista. Il libro viene dopo, e non viene sempre, come dimostrano i casi, peraltro diversissimi tra loro, di Svevo o di Tozzi. Scopo della nuova collana è dunque quello di promuovere studi di carattere innovativo, capaci di mettere in relazione i contenuti ideologici e le forme del testo (stili e strutture narrative) con il contesto editoriale di produzione e ricezione della novella moderna, nonché, per questo tramite, con la storia italiana tra gli anni Settanta dell’Ottocento e gli anni Trenta del Novecento. Nella prospettiva qui adottata, rispetto alla storia letteraria tradizionale basata sul libro di novelle, gli studi della collana privilegeranno invece i rapporti interni al politesto giornalistico e dunque il dialogo tra il testo narrativo breve ed altri modelli di testualità come il fait divers e il reportage, oltre che con gli apparati illustrativi (prima pittorici e poi anche fotografici): aspetti, questi, finora sottovalutati anche dal lavoro filologico, che basandosi sul dogma dell’ultima volontà dell’autore ha spesso restituito edizioni critiche dei classici della novellistica italiana trascurando o addirittura omettendo tutta quella fase della trasmissione testuale che precede la forma-libro. L’obiettivo è dunque quello di porre in primo piano lo spazio di pubblicazione specifico della novella, ovvero il sistema concreto di interazioni tra i diversi attori (autori, editori, direttori di pagine culturali, lettori) attraverso i quali il testo narrativo prende forma, tra spinte di ordine estetico (fedeltà alle regole costitutive del genere, grado di sperimentazione e di innovazione, ecc.) ed esigenze di mercato più o meno interiorizzate (lunghezza imposta dalla gabbia tipografica, leggibilità da parte della comunità di lettura di destinazione ecc.), nell’ipotesi che il sistema editoriale influenzi a priori la stessa creatività degli autori, obbligandoli a individuare in anticipo soluzioni espressive inedite, e che questa regola valga non solo per gli autori di consumo (Pitigrilli, Saponaro, Gotta, ecc.), ma anche per i vertici del canone (Verga, Pirandello, Tozzi). Nello specifico, la monografia di Ilaria Muoio, frutto di un lungo e paziente lavoro di spoglio e, insieme, di riflessione maturato all’interno di un progetto di ricerca di rilevante interessante nazionale (PRIN 2022) coordinato da Massimiliano Tortora (Sapienza Università di Roma) con Isotta Piazza (Università di Parma) e Riccardo Castellana (Università di Siena), si pone un interrogativo ben preciso: che cosa accade alla novella in Italia tra il 1890 e il 1929? In quale misura, cioè, questa forma breve, capillarmente diffusa nel sistema letterario postunitario, riesce a restituire i tratti di una modernità inquieta, discontinua, attraversata da contraddizioni formali e ideologiche? Anziché ricostruire genealogie canoniche o ridurre la novella a variante minore del romanzo, il libro di Muoio tenta di rispondere a questo interrogativo proponendo una storia per campioni della novella moderna fondata sulla mobilità delle forme e sulla storicità dei dispositivi narrativi: al centro del suo discorso stanno non la raccolta di novelle o la poetica dell’autore, ma il testo novellistico, il contenitore giornalistico di cui fa parte e il sistema dinamico che ne regola la visibilità pubblica. L’assunto teorico è che le forme letterarie non siano invarianti atemporali, bensì pratiche discorsive sottoposte alle trasformazioni del tempo, influenzate da supporti materiali, logiche editoriali, interazioni culturali. È in questa prospettiva che Muoio prende in esame la novella italiana tra fine Ottocento e primo Novecento, mettendone in luce le metamorfosi testuali, le funzioni editoriali e i mutamenti di statuto autoriale. Se la riflessione muove da Capuana e De Roberto e si chiude con Stuparich, è soprattutto sulle soglie di transizione che si concentra l’indagine: l’interazione tra codici espressivi e condizioni materiali di pubblicazione; la nascita e il tramonto di sottogeneri effimeri come la novella epistolare, la novella diaristica, la novella dialogata e la novella cinematografica; il ruolo della stampa bellica e la successiva esplosione delle riviste specializzate in narrativa breve di finzione. Il percorso proposto da Ilaria Muoio ha dunque il merito di intrecciare teoria, filologia allargata all’ambito del politesto, narratologia, storia dei generi e delle istituzioni letterarie, con una costante attenzione al contesto editoriale e alla materialità della pubblicazione. Ne emerge un percorso denso e ramificato, ma insieme leggibilissimo, che dalla novella tardo-verista dei quotidiani fin de siècle conduce fino a quella modernista degli anni Dieci e Venti del Novecento, attraverso testate oggi dimenticate ma un tempo popolarissime, esperimenti soggettivi, forme ibride e sottogeneri ormai in disuso. Un lavoro preciso e puntuale che offre strumenti preziosi e originali per ripensare la storia della narrativa breve italiana e per riconsiderarne, in una prospettiva inedita, le vicende all’incrocio tra i due secoli.