Predicare alle donne

Simone Fidati e le sue ‘figliuole in Cristo’ tra Ordine della vita cristiana, Spositione sopra de’ Vangeli e un inedito testo in volgare

Il lavoro di Daphne Grieco ha il pregio di focalizzare l’attenzione sugli scritti di Simone utilizzando una prospettiva d’indagine ancorata al rapporto tra il celebre direttore di coscienze e il mondo delle donne. Una prospettiva d’indagine proficua e che è stata esplorata dall’autrice del volume in maniera approfondita e rigorosa, riservando nuove acquisizioni e portando nuovi elementi al dibattito degli studiosi interessati. A prolusione del libro desidero sottolineare quanto la sua collocazione nella collana “Fragmentaria” a mia co-direzione edita dalla Firenze University Press, mi appaia significativa. Ciò accade per due motivi: inizio dal meno rilevante per concludere con il più importante. Il primo è, infatti, del tutto personale: mi sono occupata di storia dell’Ordine, di storia culturale degli agostiniani e, successivamente, di Simone da Cascia fin dal lontano 2002, quando iniziai a indagare nelle pieghe della storia agostiniana attraverso la figura di Antonio da Monticiano (Gagliardi 2002). Da allora non ho mai abbandonato tale filone di ricerca incrociando, così, molteplici piste di indagine e altrettante occasioni di riflessione1 ; va da sé, dunque, che la scelta di riservare a “Fragmentaria” il testo mi abbia fatto assai piacere, perché riconosceva il mio impegno scientifico pregresso e attuale. In tempi tristemente connotati da un sempre più diffuso generalismo e conformismo (accompagnati dall’esiziale adesione all’imperativo del publish or perish), la richiesta avanzata da Daphne mi ha felicemente colpito per la sua onestà intellettuale. Il secondo motivo è analogo ma diverso: la monografia di Daphne Grieco risulta del tutto coerente a un progetto di ricerca sugli agostiniani che fu avviato da Anna Benvenuti ormai circa venti anni fa, quando era professoressa ordinaria di Storia Medievale presso l’Università di Firenze. Un progetto tutto fiorentino, dunque, che nasceva dagli interessi scientifici di una studiosa che, tra gli altri, ha avuto il merito di aprire piste di ricerca innovative e inedite e delle quali occorre rinverdire la memoria. Il primo a portare avanti quel progetto è stato uno dai suoi più promettenti allievi di allora, Pierantonio Piatti, autore di numerosi studi incentrati proprio sullo specifico delle relazioni tra l’Ordine - in particolare tra Simone da Cascia - e le donne: le monache ma, nondimeno, le terziare e anche le singole devote che gravitavano attorno ai conventi dell’Ordine2 . Gli studi di Piatti hanno sicuramente avviato un promettente filone di indagine al quale questo libro non è affatto estraneo. Senza contare che, ancora a Firenze, ancora nello stesso Dipartimento in cui operava Anna Benvenuti, di Simone da Cascia si era occupata un’altra medievista, Dinora Corsi, autrice di un bell’articolo pubblicato su “Archivio Storico Italiano” e che, recentemente, il co-direttore di questa collana ha agito da ponte tra la comunità agostiniana di Santo Spirito a Firenze e due corsi di laurea magistrale della Scuola di Studi Umanistici e della Formazione affinché fosse avviata la generosa borsa di studio riservata agli studenti iscritti presso l’Università di Firenze e interessati a scrivere una tesi magistrale sulla storia dell’Ordine. Un progetto di studi sugli agostiniani che, dunque, è nato all’interno dell’Università di Firenze ha trovato, con Daphne, prosecutori e contributori del tutto estranei a questo ambiente di formazione. Mi è sembrato un piccolo successo ma di straordinaria rilevanza e di buon auspicio perché possa fungere da catalizzatore per altri giovani (e meno giovani) studiose e studiosi. Per introdurre il volume è forse utile sottolineare la centralità della figura del grande teologo agostiniano del Trecento provando a riflettere nuovamente sull’ombra che egli proiettò sugli inquieti tempi di affermazione della Riforma3 . Nel 1512 Martin Lutero, agostiniano di Erfurt, maestro delle arti e professore di teologia all’università di Wittenberg, discuteva le sue celeberrime novantacinque tesi. Possiamo chiosare ricordando che a Wittenberg – anche a Tubingen e a Erfurt – erano ben conosciute le opere di numerosi agostiniani e, per l’esattezza, si rintracciano gli scritti di Gregorio da Rimini, Agostino Favaroni e Simone da Cascia4 . Tre intellettuali di grande spessore che si prestano a simboleggiare l’importanza assunta dalla scuola di pensiero dell’Ordine all’interno del panorama culturale tardo trecentesco e quattrocentesco non soltanto italiano. Nella biblioteca degli agostiniani di Wittenberg si conservava anche il De gestis Domini Salvatoris di Simone: un testo che risuona così tanto nel Commento all’epistola ai Romani di Martin Luther da aver persuaso lo studioso Alphons Victor Müller di trovarsi di fronte a una delle fonti di Lutero5 . Simone Fidati da Cascia, secondo Müller, Oberman ed Eckermann, sarebbe dunque stato l’autore di testi che influirono potentemente su Lutero. Müller, in particolare, ipotizzò che Lutero avesse letto e consultato il De Gestis Domini Salvatoris nella versione a stampa comparsa a Basilea nel 15176 . Fidati era cresciuto intellettualmente coltivando un’intensa consuetudine esegetica con la Scrittura, tale da assorbirne completamente l’interesse e da relegare ai margini della sua attività intellettuale la conoscenza filosofica7 . Esaltò la sancta idiotia e la docta ignorantia sapienziale ma fu tutt’altro che indotto: rifiutò la mediazione rappresentata dalla scienza del secolo in materia di fede, svincolandosi dalle cavillosità – strutturali, per certi versi – della Scolastica per privilegiare un’esegesi rigorosamente agostiniana8 . L’opera in cui rivela compiutamente il proprio pensiero e i fondamenti teologici di cui si nutre è il De Gestis Domini Salvatoris. Ponderoso commento ai Vangeli, il De Gestis orbita intorno al suo fine ultimo che non è né speculativo né etico in senso stretto, piuttosto teologico e irraggiungibile per mera volizione: la christiformitas, la conformazione perfetta dell’anima a Cristo, a sua volta effetto della grazia divina, previa predisposizione positiva della volontà umana9 . L’intero trattato spiega i Vangeli ricorrendo alla Santa Scrittura, perciò la Parola diventa spiegazione e glossa sapienziale della Parola, nell’evidente e consapevole distinzione tra scientia e sapientia, tra secolo e Dio. Simone dichiara il suo rifiuto della filosofia (platonica non meno che aristotelica) e di quei doctores che, a suo dire, sono catholici soltanto nominalmente, mentre in realtà si macchiano di un terribile peccato contro lo Spirito Santo in quanto sostituiscono al verbum Dei i verba humana10. Così ripercorre con sarcasmo la tecnica quodlibetale, per poi recuperare intatta la dimensione creatrice della Parola, del logos divino cui tutto ciò che esiste rimanda, perché essa, oltre ad esistere, è.