NeaVia La villa napoletana. Antichità e natura tra Rinascimento e Barocco

Atti del Convegno Nazionale di studi

Il progetto si incentra sullo studio delle ville a Napoli in età moderna. Partendo dai più importanti edifici di età aragonese, NeaVia mira ad approfondire, in modo specifico, lo sviluppo in età vicereale, tra Cinque e primo Settecento, del modello architettonico antico. La villa, come noto, è un edificio nato nell’antichità per sorgere in campagna, finalizzato allo svago e al riposo del proprietario, in contrapposizione con tutto ciò che la città rappresentava. Un luogo per l’otium, destinato a tutte quelle attività capaci di “ricreare” lo spirito (esercizio fisico, pratiche intellettuali, godimento della bellezza) e ispirato alla semplicità della vita agreste tramandato da tante fonti antiche. Gli studi complessivi sulla ripresa rinascimentale del modello antico, infatti, nel sintetizzarne i caratteri, hanno richiamato proprio l’importanza delle fonti letterarie, incentrate sul compiacimento della semplicità della vita in campagna come antidoto alla ciceroniana occupatio urbis ac vitae e sulla dignità dell’otium nei confronti del negotium (nelle Satire di Orazio, di Giovenale; negli Epigrammi di Marziale; nelle Bucoliche e Georgiche di Virgilio; negli scritti di Cicerone). Fonte di ispirazione nella progettazione delle ville moderne furono, come noto, le lettere di Plinio il Giovane (Lettere, V, 6) con la descrizione del Laurentinum (Lazio) e dei Tusci (Toscana) e con l’esaltazione dei vantaggi di una vita senza toga, caratterizzata da semplicità, informalità, salubrità nella quale dedicarsi allo sport, alla contemplazione del paesaggio. Tutte queste fonti si andavano riscoprendo e studiando proprio nel corso del Rinascimento. Vale giusto la pena di ricordare come le lettere pliniane, la cui fortuna fu ininterrotta dalla tarda antichità, ebbero però una forza propulsiva nuova con la riscoperta umanistica, innescando anche la fortuna di un “genere” letterario ecfrastico sulle ville che ha molti esempi nella letteratura cinque e seicentesca, ad esempio in Sannazzaro. Fin dalla sua rinascita nel Quattrocento, la villa, come luogo di delizie, è stato il sito per godere non solo della natura, ma anche di tutte le arti, la letteratura, la musica, il teatro, l’arte dei giardini, le arti visive. Lo studio della villa ha imposto, per questo motivo, la necessità di un gruppo di ricerca pluridisciplinare, che ve - de coinvolti i nostri due atenei, il Dipartimento di Lettere e Beni culturali dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli e l’Università di Na - poli Suor Orsola Benincasa. Il tema della villa in Italia ha una storiografia ricca e consolidata. Tuttavia, nel quadro generale degli studi si può rilevare una scarsa attenzione al suo sviluppo a Napoli, mentre le ville napoletane ebbero, invece, un ruolo forse non meno influente di quello svolto dalle vil - le toscane, romane, genovesi, milanesi, venete. Una maggiore fortuna storiografica hanno avuto le ville aragonesi. In particolare, su quella di Poggioreale esistono autorevoli contributi, arricchiti in anni più recenti, grazie al ritrova - mento di nuove fonti iconografiche. Anche sui giardini si annoverano diversi studi complessivi, mentre si avvertiva la mancanza di un’indagine sistematica complessiva sulle ville di età moderna (con affondi archivistici e ricognizioni sul territorio) e, in modo particolare, sul loro sviluppo tra Cinque e primo Settecento, così come è stato condotto in altri contesti italiani. Quali furono i rapporti delle ville napoletane con quelle venete, toscane, romane, genovesi, milanesi? Come si inserisce la villa napoletana all’interno del contesto delle ville italiane? Il progetto proverà a rispondere a questi interrogativi, cercando di colmare questo vuoto storiografico con un’indagine a tappeto su tutti gli episodi, non solo quelli materialmente ancora visibili, ma anche quelli attestati dalle sole fonti. Il recupero della memoria di luoghi non più esistenti può fornire, infatti, molti elementi utili non solo a ricostruire il fenomeno storico complessivo, ma anche a comprendere meglio le radici del paesaggio urbano contemporaneo: uno dei punti di forza del progetto consiste, in - fatti, nel ricollegare le “storie” che emergono dagli archivi ai luoghi fisici della città attuale.